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Signal sostituirà WhatsApp?

Signal sostituirà WhatsApp?

Cosa sta succedendo a WhatsApp

Il cambio relativo alla normativa sulla privacy può veramente costare caro a WhatsApp, che rischia di perdere il titolo di app di messaggistica più usata per scambiarsi messaggi, per chattare a gruppi, per le videochiamate e l’invio di foto e video.

Se ha sempre avuto dei concorrenti (alcuni nati proprio per intaccare il suo primato, vedesi l’app della Google Hangouts, che però a quanto pare verrà integrata con altre app della Suite G durante l’anno in corso) essi erano comunque meno conosciuti e usati.

Ma in realtà il prodotto non è mai decollato veramente, non è mai stato un concorrente del più noto WhatsApp. Google aveva annunciato la sua disattivazione per il 2019, poi il tempo è passato e Hangouts è rimasto, adesso parrebbe che questo 2021 sia davvero l’ultimo anno dell’app.

Nel frattempo, complice anche la pandemia che ha esteso il bisogno di comunicare a distanza, anche per le scuole, Google ha introdotto delle nuove app, da Google Meet a Google Chat sino a Google Duo. In questi casi, le finalità sono diverse rispetto a WhatsApp. 

Forse l’unico che veramente poteva competere in quanto a utilizzo era Telegram. Ma ora il nuovo regolamento della privacy potrebbe realmente rimettere in gioco tutto. Probabilmente i vertici ne sono consapevoli, in quanto hanno spostato di alcuni mesi il termine per accettare la nuova normativa.

WhatsApp appartiene a Facebook e il colosso di Zuckenberg può già entrare in possesso di alcuni dati, come  i numeri di telefono utilizzati dall’utente, la frequenza di apertura dell’applicazione e altri dati di utilizzo.

Conosce inoltre la risoluzione dello schermo del dispositivo, la posizione stimata dalla connessione internet e altri dettagli simili allo smartphone. I contatti WhatsApp non sono condivisi con Facebook e a quanto pare nemmeno con la nuova normativa i messaggi potrebbero essere visibili.

Ma Facebook potrebbe avere accesso  ai nomi degli utenti, alle loro foto profilo, agli aggiornamenti di stato, ai numeri di telefono, alle informazioni tecniche sul cellulare usato, alla versione del sistema operativo e all’operatore telefonico

In Europa i cittadini sono protetti dal GDPR, dunque le modifiche riguarderebbero solo Regno Unito  e USA. Ma per molti è comunque un segnale e la fuga da WhatsApp è iniziata. Tra le app, quella che ha conosciuto il maggior incremento nei numeri di download è Signal.

Signal, usata dagli attivisti e consigliata da Elon Musk

Si tratta di un’applicazione nata alcuni anni fa ma in voga in particolar modo dopo l’uccisione di George Floyd, perché gli attivisti la giudicano più sicura per scambiarsi messaggi senza che nessuna entità esterna possa leggerli. Addirittura Elon Musk ha consigliato di usarla.

Signal è molto attenta alla privacy e varie verifiche formali lo hanno confermato. Essa non consente agli inserzionisti e neppure ai Governi di accedere ai messaggi.

Si tratta di un’app di messaggistica simile nel funzionamento alle altre, da WhatsApp a Telegram. Come loro, è gratuita, e permette dunque di scambiarsi messaggi, foto, video, audio, di fare videochiamate, di creare dei gruppi di chat.

L’app uò essere utilizzata su dispositivi vari, dal cellulare al pc sino al tablet,  sia con Android che con iOS. Si installa rispettivamente da Play Store o dall’App Store. Per scaricarlo dal pc basta collegarsi al sito ufficiale. Si inserisce  il proprio numero di telefono per ricevere un codice di conferma, come succede con i concorrenti.

Dunque, nulla di nuovo. Una volta creato l’account, si può iniziare a messaggiare e a video chiamare. Un altro aspetto positivo e interessante di Signal è che non ha un limite a formato e grandezza degli allegati, rendendo possibile inviare qualsiasi cosa

Cosa fa per la privacy

A differenza delle altre applicazioni di messaggistica, mancano elementi quali storie, adesivi e backup in cloud (ma non sticker e emoticon, che sono presenti).  A qualcuno potrebbero mancare, altri potrebbero decidere (e sembrano la maggioranza) di non farci caso e puntare alla privacy. $

Offre una cifratura end-to-end come WhatsApp e Telegram ma quel che la distingue è che, se le prime due sfruttano dei server per poter gestire una parte della comunicazione, lasciando dunque delle tracce delle conversazioni, Signal non lo fa. Non utilizza server, dunque niente tracce.

I messaggi sono in ogni caso criptati al momento dell’invio e solo il destinatario potrà vedere il messaggio “normale”. Esiste anche una funzione che cripta i messaggi ricevuti, in modo che se il cellulare viene rubato nessuno può leggerli.

Signal è gestita da un’organizzazione no-profit indipendente. È un’applicazione open source, che permette di vedere il codice sorgente, che è insieme di righe di testo che si esprimono attraverso un linguaggio di programmazione.

Esso responsabile di sottolineare o indicare quali passi il computer deve seguire per una corretta esecuzione di ciascuno dei software installati su di esso. Grazie alla licenza open source di Signal chi ha le conoscenze necessarie può verificare che non ci siano difetti nel sistema.

Inoltre, le impostazioni della privacy sono molto avanzate, come si poteva immaginare da quanto detto sinora. Si può per esempio bloccare l’accesso all’app con l’impronta digitale o con la schermata di blocco di Android. Ma non solo.

Non è possibile che terzi possano fare schreenshot all’interno dell’app o delle chat grazie alla sicurezza dello schermo. La tastiera in incognito evita che le parole usate più di frequente vengano salvate per successivi utilizzi (il “testo suggerito”, insomma, non c’è).

Si può scegliere di disabilitare le spunte, non solo di lettura bensì anche di consegna. Volendo i messaggi possono essere fatti scomparire dopo un tempo scelto dall’utente. Non vengono visualizzati né lo stato, cioè se si è o meno online, né l’ultimo accesso.

Come trasferire un gruppo da WhatsApp a Signal

Si può “trasferire” un gruppo da WhatsApp a Signal? No ma si può facilitare il passaggio ai membri del gruppo stesso. Si parte creando un nuovo gruppo sulla nuova app, scegliendo almeno due partecipanti. Dalle impostazioni si ricava il link pubblico della stanza.

 A quel punto lo si copia e incolla nel gruppo WhatsApp. I membri dovranno cliccare sul link e a quel punto partirà per loro il processo di installazione dell’app.

Se la migrazione da WhatsApp a Signal proseguirà o se il fenomeno si arresterà, ce lo dirà il tempo. Intanto, in caso di dubbi, noi di Osatech rispondiamo alle vostre domande, assistendovi anche da remoto.

 

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